Wop. Rassegna europea sulle migrazioni

WOP - Ursula Biemann. Geografie dei corpi migranti.

Tutto è cominciato a Ciudad Juarez, città messicana al confine con gli Stati Uniti nata intorno ai parchi industriali impiantati da multinazionali col beneplacito del governo messicano. Qui Ursula Biemann ha girato Performing the Border (1999) e cominciato il suo viaggio nei territori più dark della globalizzazione. Per descrivere il confine, la scrittrice chicana Gloria Anzaldua ha usato la metafora del ‘nepantla’, lo spazio liminare e instabile che apre a nuove idee e incontri vissuti con inquietudine.
Vivere in questa ‘tierra desconocida’ significa esperire uno stato di non appartenenza e di trasformazione. Cosi, per le protagoniste di Performing the Border la frontiera è lo spazio dello sfruttamento e del controllo e, insieme, della trasgressione da una rigida struttura patriarcale. Come l’identità di genere si forma in un campo di negoziazioni e rituali disciplinari, così anche il confine è frutto della reiterazione di dinamiche di appartenenza ed esclusione che producono effetti
materiali e affettivi.
Attorno all’idea che «…genere e confine vengono performati simultaneamente in specifichecondizioni economiche e spaziali…» Ursula Biemann ha costruito la trilogia di video-saggi che, oltre a Performing the Border comprende Writing desire (2000) e Remote sensing (2001), presentato al Tekfestival 2006.
Gli ultimi due film sono dedicati ai servizi affettivi e sessuali scambiati nel mercato globale del sesso aperto dalla fine della Guerra Fredda. L’estetica di Writing Desire incorpora i codici delle interfacce grafiche della rete con un montaggio frammentatoche simula la navigazione online. Attraverso l’analisi del fenomeno del traffico delle spose e quello delle “amicizie” a distanza, l’artista mostra Internet come spazio ideale per il marketing del desiderio e la tessitura di relazioni basate sulla fantasia di corpi assenti. Le contraddizioni dello spazio europeo, stretto tra la crescente circolazione di merci e la chiusura dei confini, emergono negli ultimi lavori dell’artista svizzera, da Europlex (2003) ad Agadez Chronicle, che visualizzano “la vita in movimento” tra le varie sponde del Mediterraneo.
Le contro-geografie di Biemann mostrano la pluralità dei passaggi dei migranti. La loro relazione coi confini è mobile, frutto del conflitto costante tra i tentativi degli stati di irregimentare la mobilità e il desiderio delle persone di abitare le possibilità aperte dalla globalizzazione. Biemann concede poco e nulla alle metafore romantiche del nomadismo e si concentra sull’ambivalenza dell’esperienza migratoria. Nei suoi video-saggi, spesso realizzati in collaborazione con altri artisti, attivisti e studiosi, i migranti emergono come “soggetti politici” che acquisiscono voce propria.

WOP/Ursula Biemann. Geografie dei corpimigranti è presentato dal Tekfestival e qwatz, nuovo programma di residenza per artisti a Roma.
Il progetto è realizzato in collaborazione con 1:1 projects e Love and Dissent. Oltre alle proiezioni di Performing the Border, Writing Desire e Europlex, include la video installazione Agadez Chronicle (in mostra presso Love and Dissent, Via Leonina 85, 5-12 maggio) e un workshop tenuto da Ursula Biemann presso 1:1 projects (P.zza Scipione Ammirato 1/C, S.Giovanni) dal 7 all’8 maggio.

La sezione si avvale del sostegno della Provincia di Roma e dell l’Istituto Svizzero di Roma.


 
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