Dal 7 all’11 Maggio, all’interno del TEKFESTIVAL, presso il Nuovo Cinema Aquila - spazio per nuove visioni - sarà in mostra VIDEOCABINE di César Meneghetti. Questo progetto artistico audiovisivo (working in progress) ha avuto inizio nel 2001 e si è sviluppato con l’intento di disegnare un piccolo atlante visivo, sonoro, umano. VIDEOCABINA è la metafora di non-luogo trasportabile, dove le persone sono libere di esprimere le proprie idee sul vivere. Ritratti parlati degli abitanti di diverse regioni del pianeta. Tracce di esistenze. Interviste, volutamente in posa, di uomini e donne che raccontano il loro modo di percepire il mondo e di vedere le questioni dell’esistenza. Un simulacro spaziale della condizione umana dove si collegano e isolano al tempo stesso Europa, Africa, America, Asia e Oceania. Persone e luoghi, suoni ed immagini che, a piccoli frammenti, compongono un film articolato su diversi piani canali. In questo non-luogo, si ricrea un senso di cultura e di appartenenza all’umanità. A questo primo appuntamento, saranno presentate VIDEOCABINA #1 e #2.
VIDEOCABINA #1: VIDEOSABINA (ITALY, EUROPA, LUGLIO 2006)
All’interno di una cabina collocata nella piazza del paese, gli abitanti di un piccolo paese della Sabina raccontano un antico rito, nato come festa religiosa per onorare il Corpus Domini. Le informazioni si susseguono, si accumulano, più spesso si contraddicono… ma è una rara opportunità per rivelarsi; per parlare di vita, morte, arte, amore, uomini, Dio. Realizzato in collaborazione con Elisabetta Pandimiglio.
VIDEOCABINA #2: KEITA (NIGER, AFRICA, 2007/2008)
VIDEOCABINA #2 è parte della mostra K_lab – interacting on a reality interface, progetto artistico di César Meneghetti in collaborazione con Enrico Blasi, Sam Cole e Matthew Mountford. La mostra è stata allestita tra dicembre 2008 e gennaio 2009 al MLAC (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea di Roma), e curata da Simonetta Lux e Domenico Scudero. Interamente girato in Niger, tra giugno e novembre 2007, il lavoro si concentra sugli abitanti di Keita, luogo di confine tra la Zona del Sahel e il Sahara, dove l'uomo ha fermato l'avanzare del deserto. Raccogliendo le loro testimonianze, l’autore si ritrova a scambiare con gli intervistati pensieri, emozioni, riflessioni sull’amore, la vita, la morte.
CÉSAR MENEGHETTI è nato a San Paolo, Brasile nel 1964. Artista e film maker attivo da quasi venti anni, ha studiato a San Paulo, a Londra e a Roma, presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ha esposto e lavorato in oltre 40 paesi, realizzando film, documentari , video sperimentali, e mostre di fotografia, pittura, oggetti, istallazioni ricevendo numerosi riconoscimenti. Insieme a Elisabetta Pandimiglio dal 1996 ha realizzato una serie di progetti in campo cinematografico e documentaristico, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti tra cui due menzioni speciali ai Nastri D'Argento. Vive e lavora in Italia dal 1991.
“Meneghetti conosce perfettamente i dispositivi video-cinematografici, padroneggia i meccanismi della lingua audiovisiva e proprio per questo riesce ad elaborare una tavolozza visuale autonoma, in grado di stimolare il fruitore, di catturare lo sguardo. L’intento di strutturare e caratterizzare poeticamente i suoi lavori è palese. Il suo percorso poetico è ampio e articolato e si evolve in un territorio nel quale si intrecciano, cinema e sperimentazione digitale, arte contemporanea e forme espressive legate all’uso artistico del montaggio.” Maurizio G. De Bonis / Cultframe
(…) Nei lavori di César Meneghetti c'e sempre un doppio registro: una tematica che va alle sue lontane radici, ed una universalizzazione delle questioni fatte emergere in quanto intercettate per così dire dalla condizione nomadica ed emigrante che egli condivide con la maggior parte degli uomini di questo mondo globalizzato. (…) Se la bellezza dei risultati potrebbe fare pensare a un nuovo formalismo greenberghiano anni Cinquanta, il mode d'emploi dei media e l'eccellenza formale tesa fino all'astrattismo non escludono il soggetto, anzi assistiamo a un "ritrovamento del centro", un centro che si sposta continuamente, un centro nomadico, in un intreccio infinito di individuo e luoghi o contesti, dunque la componente etico-critica, una volta di più diventa il nuovo protocollo dell'arte. Una nuova soggettività, senza "espressione", ma con "sapienza". Lo sfondo politico-sociale e sempre più importante“… tanto da provare costantemente a canalizzare questo impegno nei lavori cinematografici e documentaristici. Anche questo sguardo trasversale e inevitabilmente politico, perché non mi trovo ad osservare una realtà da un unico punto di vista. Simonetta Lux “Arte Ipercontemporanea – un certo loro sguardo… ulteriori protocolli dell’arte contemporanea”. Gangemi Editore Roma 2006