Agender vuole raccogliere il testimone lasciato da Phag off, allo scader del suo mandato, per mettere in crisi la calcificazione dei suoi stessi modelli. Il quadro d’azione consiste nel proporre riflessioni e pratiche di confine, inerenti alle politiche dei corpi tra comunità lgbtiq e movimenti controculturali, scomponendo il totem eteronormativo che universalizza sesso, sessualità e genere in un unicum generalizzante. Agender in questa prospettiva si adopera sul piano cinematografico e non solo, ponendo un accento speciale sulla cinematografia di origine spagnola. I suoi vettori attraversano frontiere linguistiche quali la fiction gay di grossa produzione, il documentario di matrice politico-sociale, i corti sperimentali queer, la pornografia indipendente, la video arte e l’entertainment del sentire. Tali territori futuribili quest’anno orbitano intorno ad un pivot: l’emozione.
AgenderPhobia. If the kids are united….
Il Sakia Gunn Film Project è un urlo di denuncia, un documentario feroce su un fatto di sangue, che riguarda tutte le persone uccise dalla violenza sessista, lesbofobica e transfobica. La vittima è Sakia Gunn, ragazza afroamericana quindicenne queer del New Jersey uccisa da un afromericano adulto, solo per il piacere di distruggere una persona debole ed indifesa, che non aveva un’identità di genere definita nei suoi vestiti hip hop extra large. Su questo strappo di dolore e morte si apre un percorso di carattere politico e sociologico all’interno della “Pier People” ovvero la comunità giovanile lesbica, gay, bisessuale, transgender e queer afroamericana – spesso homeless – che si incontra e vive nel molo alla base della famosa Christopher Street, area gay di New York. Sakia Gunn Film Project è un progetto di costruzione di memoria, con interventi di organizzazioni lgbtiq afromericane come Fierce, lì dove la violenza bruta colpisce non solo per eliminare fisicamente la diversità, quanto per rimuoverla sul piano dell’immaginario collettivo. Il film sarà introdotto da due corti. Il primo si intitola Three Queer Mice, un’animazione dell’organizzazione giovanile queer Global Action Project. Il secondo viene direttamente dal festival queer belga Pink Screen e si intitola What Are We Doing Tonight. Il film è firmato da Marie Vermeiren, narratrice delle gesta notturne di una gang di ragazze all’attacco della comunicazione misogina dei cartelloni pubblicitari. Un inno allo stickerism, alla poster art e al “billboard liberation front” riletto in chiave di genere.
Bears on Film. Schermi ruggenti, Notti d’amore
Rimane l’appuntamento storico con la sottosezione Bears on Film, che quest’anno propone “schermi ruggenti, notti d’amore” come videoscape in cui indagare e decostruire le meccaniche di rappresentazione della mascolinità nella comunità lgbt e non solo. Gli amici orsi quest’anno sono rappresentati da una nuova figura di culto nella cinematografia spagnola e mondiale ovvero Juan Flahn e il suo Chuecatown . Pluripremiato e proiettato in tutti gli schermi di festival lgbt e queer del mondo, Chuecatown prim’ancora di essere un film eccezionale, è una riflessione estremamente profonda ed ironica, non solo su come gli orsi vivono il famosissimo “barrio” della Chueca di Madrid ma su come si sviluppano i processi di gentrificazione gay all’interno delle metropoli contemporanee. La questione verte sul senso di tale trasformazione creando un confine del mondo, dentro l’Occidente della codificazione gay. Esso si pone come apertura di spazi nuovi di vita e contemporaneo appiattimento. L’ironia vuole che il testimone attivo di questo processo sia un assassino in un super thriller mozzafiato, tra bear bar, saune e strade perdute di una Chueca che lascia la sua identità storica di quartiere lumpen tra calzolai, prostitute e tossici per trovare quella del mercato gay. Il tutto viene inquadrato in una riflessione al vetriolo sul senso della coppia gay – proposto in un continuum a volte fluido a volte frammentato – di famiglia fluttuante dove il soggetto femminile e la maternità vengono accolte da un’ottica gay squisitamente spagnola e rielaborate su nuovi modelli orizzontalizzanti. Il film sarà aperto da Ahmet is My Family; un tributo del filmaker Jonathan Robinson ad Ahmet Yildiz. Il corto è una dura denuncia emotiva al primo honour killing gay mediatizzato dalla stampa turca di un orso attivista dei diritti Lgbtq. La sua famiglia è un’altra, quella che invece dei proiettili gli regala l’amore del ricordo. La testimonianza sarà narrata da Olivier Cerri aka Kaptain Bear, il fondatore del movimento per la memoria della morte di Yildz.
Emoporn.
Lì dove perdersi è erotico e ritrovarsi è politico: rassegna d’amore sesso e disperazione.
C'era una volta l’indie porn, campo di riflessione ed azione dove la ricerca libertaria produceva la decostruzione estrema della violenza misogina ed eterocentrica della pornografia commerciale, in favore di una pornografia ludica, indipendente, femminista e queer in cui i corpi sono fluttuanti ed autorappresentati. C’era una volta la sperimentazione digitale di testi aperti on-line dove il corpo diventava un terreno di battaglia e gli strumenti per l’autorappresentazione spostavano l'etica e l'estetica del Do It Yourself sul piano digitale. Tutto questo, allo scader dell’oggi, si è ricalcificato nel mercato di social network che vendono prodotti di porntainment, costruiti su nicchie identitarie, volte alla masturbazione in quindici secondi, ricalcando e svuotando di significato le sperimentazioni sovversive dell’indie porn. Il quesito che si svela in questo frame tocca il concetto definito da Barbara DeGenevieve come “Porn Sublime” ovvero l'esperienza di conoscenza/liberazione data dalla frattura, dall’orrore del piacere, dalla nudità del privato come atto pubblico di una politica dal basso. Oggi l’ultimo tabù è la nudità dell’emozione, della sua esplicitazione all’interno di un testo dei corpi che ne è sempre stato drenato perché antieconomico, impossibile da rappresentare nelle nicchie identitarie che fanno del porno indipendente il loro stesso strumento di marketing. Emoporn vuol’essere un attentato al corpo muto, un processo di desimbolizzazione che porta allo spaesamento del "sublime" attraverso territori bagnati dall’emozione insondabile; le nature dell’amore ai confini tra paradiso e morte, in una frana continua nei meandri dell’orgasmo, lì dove perdersi è erotico e ritrovarsi è politico, lì dove “Emo” è il sangue che pulsa nelle interiora dei corpi vitali. Agender propone una selezione d’amore, sesso e disperazione per indagare questi confini del divenire.... corpi pulsanti. Le e gli interpreti principali sono Katrien Jakobs, pornofemminista, net-artista, produttrice delle Netporn Conference di Amsterdam e docente di Media Studies all’Università di Hong Kong che con Florian Kramer, uno dei fondatori del movimento Neoista, presenta Melktime. Importanti presenze del Tekfestival saranno i corpi e desideri della regista francese Laurance Chanfro, del regista americano Charles Lum, del videoartista toscano Pier Giorgio De Pinto, del filmmaker sperimentale mancuniano Kevin Rolfe, del performer F-to-M canadese Tobaron Waxman, del collettivo fotografico e video queer MyJemmaTemp che ci faranno sondare le zone più ignote dell’emozione; lì dove eros e thanatos si uniscono in una copula pandrogina.
MaricaTv. Meglio froci che fascisti.
“Marica/maricón” in spagnolo significa “frocio”, ed è una riappropriazione di questa parola da parte della comunità gay spagnola, mettendo da parte il termine “queer” che, tradotto in un’altra lingua, perde la sua potenza. Marica TV è una televisione che parla di diritti lgbtq. Un modo di fare zapping attraverso lo spazio e il tempo, per vedere come i media televisivi di lingua spagnola e portoghese affrontano tematiche quali diritti, sessuofobia ed emarginazione, manifestazioni, malattie sessualmente trasmissibili, sex working, tolleranza ed educazione alla diversità. Marica Tv è il frutto di una content analysis delle comunicazioni sociali attraverso il linguaggio pubblicitario ed il giornalismo televisivo. In questo zapping, si percorreranno spazi e tempi, andando dagli anni '60 ad oggi, viaggiando tra Spagna, Portogallo e un bacino di paesi dell’America Latina. Il cut-up è stato lanciato da Fabio Giuffrè, archivista, filmmaker e storico militante gay italiano, e attualmente conduce una rassegna di cinema lgbtq dedicata a Spagna e Latinoamerica la cui pagina é Buzz Intercultura.