DEEP PLAY Harun Farocki, 2007, Germania/Germany Videoinstallazione
date: 12 Maggio - 31 maggio 2008 Inaugurazione: 12 Maggio
Fondazione Romaeuropa Opificio / spazio contemporaneo Via dei Magazzini Generali, 20/A, 00154 Roma
Quello che un uomo può esperire grazie almeno a due dei suoi cinque sensi, può ritenerlo per “vero”. E ciò non può essere cambiato, né dalle istruzioni né dai tentativi di chiarimento.
Dr. Erich Dworak, Università di Vienna
Il celebre regista ed artista tedesco Harun Farocki ha minato per quattro decadi la storia del cinema, esplorando l'impatto delle nuove tecnologie dell'immagine sulla coscienza sociale e politica globale. In questa seconda retrospettiva italiana, presenta la monumentale video-installazione Deep Play, concepita su 12 schermi che attraverso uno straordinario uso della tecnologia mostra come i media mettano in scena lo spettacolo e al tempo stesso cosa mette in campo l'industria del calcio per sezionare la tattica e la performance dei giocatori. Deep Play analizza simultaneamente da 12 diverse prospettive uno dei maggiori eventi mediatici degli ultimi anni, la partita finale dei Mondiali del 2006, vista da un miliardo e mezzo di spettatori nel mondo. Gli schemi si compongono del punto di vista dell'artista, delle immagini della FIFA, di sequenze d'animazione in 2D e 3D, ricostruendo così l'evento da prospettive inusuali. Deep Play scopre la natura dello spettacolo mediatico del XI secolo: bombarda e acceca i sensi dello spettatore in un eccesso di dati e immagini digitali. Da una parte, assistiamo alla monotonia degli spalti, letteralmente fuori dalla scena, mentre dall'altra vediamo le panchine che gridano e incitano le squadre. Su un terzo schermo, ci vengono rimandate le immagini televisive che controllano il nostro punto di osservazione. Su un quarto, i giocatori si muovono in sincronia con i loro avversari. Su un quinto, vediamo la velocità e le azioni di ogni singolo giocatore. Ogni aspetto percepibile della partita è controllato e rimandato in tempo reale. L'utilizzo della tecnologia delle immagini da parte di una società profondamente razionalizzata forma il corpus critico del lavoro di Farocki. Nel caso di Deep Play, il lavoro è criticamente avviluppato nella sovrabbondanza sperimentale delle immagini stesse e nell'effetto stupefacente della traduzione dei movimenti dei giocatori in numeri e alter-ego virtuali. Al centro della sua riflessione c'è la visualizzazione del reale e i suoi effetti sul comportamento sociale e politico. L'esame accurato delle immagini ad un decimo di secondo è standardizzato non soltanto per le cronache sportive, ma anche per la loro regolamentazione. Il desiderio di visualizzare l'evento – in questo caso, di interesse internazionale – in ogni minimo dettaglio meccanico, suggerisce e rappresenta uno spiazzamento della soggettività umana, politica e sociale in favore della tecnologia. Il lavoro di Farocki ci stimola così a testare la nostra consapevolezza ricettiva in relazione alla rappresentazione mediatica del reale, per tutti i diversi punti di vista che un'azione può generare. Così come i tifosi di una squadra hanno un punto di vista limitato sulla partita che è completamente opposto a quello degli avversari che si focalizzano su altri elementi del gioco. Nella percezione globale, il calcio viene ancora considerato come un ambito abbastanza integro da manipolazioni, nonostante gli interessi in gioco, e nonostante il fatto che quotidianamente assistiamo a fenomeni di incredibile violenza negli stadi e fuori. Questa impressionante presentazione artistica dovrebbe essere una lezione da ricordare, per le implicazioni globali e sociali che ne conseguono.
Georg Schwarz, Direttore dei Programmi Culturali Goethe-Institut Italia Aprile 2008
Deep Play nasce da una collaborazione tra l'artista e Documenta 12 (Kassel), il Museo di Arte Contemporanea di Barcellona (MACBA), DFB Kulturstiftung Berlin, e la FIFA.
Direzione artistica installazione Deep play Benedetta di Loreto (qwatz).