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Per la sua settima edizione, il Tekfestival, in collaborazione con qwatz e con il Goethe - Institut Rom, presenta un focus sul lavoro dell’artista e filmmaker Harun Farocki.
Nato nel 1944 a Nový Jicin (attuale Repubblica Ceca)trasferitosi in Germania nel 1966, ha studiato alla Accademia di Cinema e Televisione a Berlino (DFFB). Autore conosciuto sia nell’ambito delle arti visive sia in quello del cinema indipendente, Farocki studia in maniera certosina e viscerale il rapporto tra creato e immanente, materiale e spirituale, in una lettura del "tempo" e della messa in scena che sono quanto di più rigoroso il cinema europeo abbia mostrato negli ultimi quindici anni. Tra le tematiche che affronta: il narcisismo dei media e il loro meccanismo di produzione di una realtà sostitutiva a quella riconoscibile nell’esperienza; l'esplorazione della tecnologia come sistema di controllo politico, sociale, bellico; le guerre; la resistenza verso la mitologia del sistema del cinema tradizionale. Nel corso della sua carriera ha realizzato circa 90 film proiettati in tutto il mondo.
La selezione propone lavori realizzati tra fine anni 80 e inizio anni 90, e tra il 2001 e il 2007. Otto film complessivamente (tra cui Yella di Christian Petzold, regista tedesco influenzato e affascinato dal lavoro di Farocki) che affrontano le seguenti tematiche: la caduta di Ceaucescu letta attraverso la lente di una nuova forma di storiografia mediatica; l'approfondimento dell'estetica terrorista; la simulazione ottica attraverso l'utilizzo delle immagini degli archivi americani della Seconda Guerra Mondiale; il montaggio di immagini di prigioni e telecamere di sorveglianza; le nuove tecnologie del controllo, in cui la ricercata non compressione degli spazi e dei tempi rimanda all'inattività forzata della condizione carceraria; la splendida reinterpretazione di Operai che escono dalla fabbrica, primo film mostrato al pubblico dai fratelli Lumière, che ritrae i lavoratori e le lavoratrici che escono dai cancelli della fabbrica prima di disperdersi al /il sole. Imperdibile poi Respite in cui Farocki, staccandosi completamente dalla contemporaneità, si getta a capofitto nella ricostruzione dolorosa, e a suo modo surreale - delle immagini filmate nel campo di transito nazista di Westerbock in Olanda nel 1944. Premiato a Locarno e promosso dal Festival sudcoreano di Jeonju all'interno del “Digital Project 2007”, Farocki non si limita a mostrare, ma commenta, riscrive la pellicola, la cerchia di rosso, sottolinea i punti determinanti del montaggio con effetti al rallentatore, zoom, reiterazioni varie. Un vero pugno nello stomaco, cosi ben assestato da lasciare senza fiato.
Eventi collaterali
12 maggio inaugurazione della'installazione DEEP PLAY presso OPIFICIO Via dei Magazzini Generali 20/a - Un progetto della Fondazione Romaeuropa Arte e Cultura. Il Focus su Harun Farocki è realizzato da Tekfestival, qwatz e Goethe - Institut Rom.
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