BARATINADOS - OMAGGIO A ROGERIO SGANZERLA
La prima volta che abbiamo visto una pellicola di Rogério Sganzerla
al “Torino Film Festival”, siamo rimasti sconvolti (baratinados!),
abbiamo pensato alle possibilità del cinema, che cosa significa fare
un film, perché fare un film. Abbiamo percepito la libertà
di un’idea, le implicazioni che comporta nel discorso sul linguaggio
cinematografico, sulle culture.
La rottura che Sganzerla compie principalmente nei confronti del cinema
brasiliano è restituire il popolo che manca, il popolo che non è
soltanto samba, cachaça e futebol. Ma tutto questo non è uno
degli elementi del suo cinema: è il suo cinema. E’ la macchina
da presa, l’artigianalità del mezzo a disposizione di una idea,
la sua indipendenza dalle leggi del mercato cinematografico, croce e delizia
del cinema indipendente.
Grazie alla collaborazione con il “Torino Film Festival”
saranno esibiti al "Tekfestival, Ai confini del mondo…dentro
l’occidente”, alcuni dei film del regista Rogério
Sganzerla.
La presenza del regista brasiliano in questa quarta edizione nasce dal desiderio
di creare spazi di visibilità per il cinema indipendente e sperimentale.
L’opera di questo artista è stata insabbiata dalla dittatura
in Brasile, dall’ostilità del gruppo di Cinema Novo che aveva
all’epoca un rapporto privilegiato con la critica europea, soprattutto
dei Cahiers du Cinèma. Quest’ultimi, in realtà, non
conoscevano il lavoro di quei registi sperimentali definiti udigrudi (underground)
da Glauber Rocha, uno dei più famosi autori di Cinema Novo.
Ma la cultura è possibile soltanto con la diffusione delle idee e
più tardi, intorno alla metà degli anni ‘90 Marco Melani,
insieme al gruppo che fa riferimento a Fuori Orario, scopre, mediante viaggi
in Brasile, i tasselli mancanti del mosaico ricco ed eterogeneo del cinema
brasiliano. Ecco finalmente la possibilità di conoscere il lavoro
di Rogério Sganzerla, uno di quegli autori in anticipo sul loro tempo,
come spesso accade a chi ha il coraggio e il talento di fare sperimentazione.
Le pellicole di Rogerio Sganzerla presenti al festival sono quattro.
Nel primo, O Bandido da Luz Vermelha (1968), Sganzerla
presenta frammenti della vita di un bandito (realmente esistito a San Paulo).
Attraverso le voci della cronaca e i commenti di investigatori e polizia
riecheggia nel film la domanda sulla vera identità dell’uomo
in questione: chi è veramente il bandito? In questo gioco di ricostruzione
e confutazione dei fatti è affrontato il rapporto complesso tra individuo
e Stato, tra verità e menzogna, una tensione che avvicina il film
al mondo di Orson Welles, considerato dal regista brasiliano, il più
grande cineasta dell’Occidente.
In A mulher de todos (1969) la protagonista Angela
(Helena Ignez), detta «carne e osso», è una donna spregiudicata
che vive numerose avventure amorose nell’isola dei piaceri finché
il marito, il potente e nazista doktor Plirtz, la raggiunge e la punisce
per le sue trasgressioni. Sganzerla maschera la realtà mediante l’utilizzo
di figure allegoriche, semplifica la storia del suo film, senza però
incrinare il rapporto con la realtà del popolo brasiliano, deriso
e affamato dai potenti e dai dittatori.
Nel 1970 Sganzerla insieme a Júlio Bressane e a Helena Ignez fonda
la casa di produzione BelAir che in pochi mesi produce sette film, tre di
Bressane e tre dello stesso Sganzerla. Copacabana meu amor
(1970), è l’unica pellicola presente al festival prodotta dalla
BelAir, recentemente restaurata. E’ la storia di una prostituta, Sônia,
che batte sulla spiaggia di Copacabana.
O signo do caos (2003) è l’ultimo film di
Sganzerla, girato per dimostrare che è possibile fare cinema di qualità
in Brasile spendendo poco. Ma è un anti-film, come lo definisce lo
stesso regista, in polemica con la censura politica di sempre, con le grandi
produzioni e distribuzioni che non hanno mai difeso il lavoro dei veri creatori
del cinema brasiliano. Il regista si ispira alla vicenda del materiale girato
a Rio da Orson Welles e mai utilizzato, costruendo un’analogia struggente
con il proprio percorso di cineasta in Brasile. Sganzerla muore all’inizio
del 2004 lasciandoci questo capolavoro, che esprime tutto il coraggio della
sua creatività e sperimentazione.
Dopo aver visto il film è impossibile ascoltare The Black Saint and
the Synner Lady di Charles Mingus (colonna sonora del film stesso insieme
a Aquarela do Brasil di Ary Barroso) senza pensare alle immagini di una
Lolita (Djin Sganzerla, figlia del regista), che nelle notti di Rio, sorride
guardando in macchina.
Arianna Isidori
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FILM IN PROGRAMMAZIONE • COPACABANA
MON AMOUR - 1970, Brasile, 70', 35 mm INCONTRI Helena Ignes e Djin Sganzerla • Venerdi 6 ore 22.30 • Domenica 8 ore 20.00 |